
Note di Regia di BRUNO GAROFALO
L’Opera di periferia, scritta e mandata in scena da Peppe Lanzetta, nel 2009 in un momento storico che precedeva i malesseri delle periferie del mondo, sfociate in rivolte, manifestazioni,
avvenimenti cruenti ed esasperati negli anni a venire, ebbe innanzitutto il merito di una visionarietà’ preveggente dovuta alla sensibile attenzione di un attore sempre impegnato nel sociale e tramutatosi poi in uno scrittore che molti definirono subito il Bukowski Napoletano. Un linguaggio crudo, realistico che riusciva a rendere concretamente il malessere di generazioni che crescevano nelle periferie del mondo, e che soltanto per conoscenza diretta
veniva ambientata nei territori del napoletano. Ma il linguaggio si tramutava in
un grido di angoscia che non risparmiava nessun angolo della terra dove le condizioni discriminanti dovute alla crescente globalizzazione, dalle ineguaglianze economiche, dalle discriminazioni sociali e razzistiche sempre piu’ crescenti in una società’ fatta di disuguaglianze, di cinismo e disattenzioni che fino al giorno d’oggi ha creato sempre di piu’ e sempre peggio dei confini incolmabili tra etnie, generazioni e mancanze sociopolitiche ancora piu’evidenti in situazioni ritenute periferiche, nate intorno all’apparente benessere del nucleo centrale delle citta’ che spingevano sempre piu’ ai margini le realtà’ trascurate di qualunque progetto rivolto ai giovani che crescevano in realta’ prive anche dei principali servizi elementari di eguaglianza e giustizia. Rileggere oggi le tematiche di quest’Opera ci dimostrano che nulla e’ stato affrontato e risolto nel corso degli anni, anzi incancrenito e radicalizzato in luoghi assurti al
ruolo di “ghetto” suburbano…. Un esempio ancora attuale rappresentato dalle Vele di Secondigliano, complesso abitativo nato con le migliori intenzioni e tramutatosi presto in luoghi di deportazione a cielo aperto, sono la realta’ scelta da Lanzetta per ambientare il malessere giovanile e sociale alimentato da carenze globali che fanno delle periferie napoletane esempio di ghettizazioni che non fanno alcuna distinzione ormai, che siano essi il Bronks americano, le Banlieau francesi, e il dramma contemporaneo della violenza espansionistica a danno di realta’ deboli e fragili come quella Palestinese.

in foto Bruno Garofalo
Per questo alla proposta di riesumare in chiave contemporanea quest’Opera visionaria e preveggente mi ha coinvolto prima che artisticamente, umanamente ed emozionalmente per far si che questo grido di allarme e di dolore non venga dimenticato. I giovani presi a campione di queste situazioni senza sbocco, si riuniscono, si parlano, accusano, lottano, reagiscono, in un parallelismo impressionante per quanto di cruda e realistica attualità’. L’omologazione subculturale governa il linguaggio crudo e realistico, l’attrattivo illusorio benessere che da’ l’appartenenza e la subordinazione alla malavita, unica risorsa senza altri sbocchi che attrae la disperazione giovanile, la mancanza di strumenti culturali dovuti all’assenza delle istituzioni appena varcati i confini urbani, contribuiscono a creare universi paralleli fatti di rabbia,
utopie, vuoto totale che diventa brodo di coltura per ogni malessere irrisolvibile. I protagonisti assurgono ad una rappresentanza universale omologata dai bisogni, con un linguaggio crudo, espresso da una allegoria che rassomiglia ad un affresco, che ricorda in una traduzione spettacolare, il caos di
Guernica, di Picasso, e la Vucciria di Guttuso. Il massacro dell’animo umano tradotto in sangue e dolore. Il supporto emotivo individuato per questa riedizione dell’Opera si appoggia ad un supporto musicale di grande contemporaneità’, e’ risaputo che certa musica accomuna la protesta globalizzata delle migliaia di giovani in ogni realtà’ del mondo, l’energia del dibattersi nel tentativo di farsi vedere e sentire si avvale di movimenti coreografici che appunto ricordano il raffigurare di grandi artisti di una tragedia
globale, il sacrificio di un’impotenza che subisce violenze morali e fisiche, si concretizza in una spettacolarizzazione che fa di questa riedizione una moderna Opera “lirica” di periferia, non a caso, l’Autore divise i gruppi contrapposti che si contendevano il misero e povero territorio nel quale sopravvivere, denominando “Fedayn” ed “Ebrei” tutti e due comunque governati dalla malavita, attuale allegoria del Capitale economico che cinicamente si sta appropriando del mondo.

Questo spettacolo vuole essere una
lente di ingrandimento puntata su una
delle tante realtà’ del malessere
giovanile, ma senza essere soltanto
una sterile, amara testimonianza di
una realtà’ irriducibile, in questa
edizione, d’accordo con l’Autore ho
cercato di lasciare uno spiraglio di
speranza, senza della quale tutto resta
inutile esercizio di impotenza. La
ribellione di alcuni che si pongono un traguardo di crescita e di riscatto,
trascinerà’ il gruppo,cambiandogli i connotati, da supine vittime a utopistiche
ma non impossibili soluzione a problematiche che non opssono e non devono
incancrenirsi nella sottomessa rassegnazione che e’ il vero cancro di
quest’epoca. I protagonisti aprono timidamente gli occhi, e se questo lavoro
riuscirà’ ad aprire gli occhi e la coscienza anche di un solo spettatore, avra’
raggiunto un risultato. Seminare, Coltivare e far crescere la speranza di una
realtà’ migliore. Questo e’ l’obiettivo del fare Teatro, parlare all’animo della
gente, stimolare, raccogliere…se ci riusciremo, avremo assolto nel nostro
piccolo ma sentito impegno ad un compito che noi tutti impegnati in questo
lavoro e’ e sara’ “Partecipazione”.


Ivan Granatino è un cantante, rapper e
produttore musicale italiano nato a Caserta
nel 1984. Cresciuto in una famiglia
profondamente legata alla tradizione
musicale napoletana, ha iniziato a muovere i
primi passi nel mondo della musica grazie al
padre, interprete di musica classica
napoletana. La sua formazione musicale è
stata arricchita da corsi di canto, lezioni di musica e numerosi provini in tutta
Italia. Nel corso della sua carriera, ha partecipato a diversi programmi televisivi,
tra cui il talent show “The Voice of Italy”, dove ha aumentato ulteriormente la sua
visibilità.Ivan Granatino è considerato uno degli artisti più innovativi della scena
musicale italiana contemporanea, grazie alla sua versatilità e alla capacità di
innovare e reinventarsi mantenendo sempre un forte legame con le sue radici
napoletane.

“Ebbanesis” è un duo musicale originario di Napoli composto da Serena Pisa e Viviana Cangiano. Conosciute per la loro straordinaria capacità di fondere tradizione e innovazione, le Ebbanesis hanno conquistato il pubblico grazie alle loro interpretazioni uniche delle canzoni classiche napoletane e internazionali. Serena e Viviana hanno iniziato la loro collaborazione artistica nel 2017, unendo le loro voci in armonie che celebrano le radici della musica partenopea, arricchendole con elementi contemporanei. Entrambe hanno una solida formazione musicale e teatrale, che si riflette nella loro presenza scenica e nell’espressività delle loro performance.
Il loro stile è una fusione di tradizione e modernità. Le Ebbanesis reinterpretano i classici della canzone napoletana con arrangiamenti originali, utilizzando solo le loro voci e la chitarra, creando un suono fresco e innovativo che rispetta le radici storiche della musica. La loro filosofia artistica si basa sull’amore per la cultura napoletana e la volontà di renderla accessibile a un pubblico globale.
Tra i loro lavori più celebri, le Ebbanesis hanno realizzato cover di brani iconici come “Carmela” di Sergio Bruni e “I’te vurria vasà” di Vincenzo Russo, che hanno riscosso grande successo sui social media, accumulando milioni di visualizzazioni. Hanno anche collaborato con artisti di fama internazionale e
partecipato a festival musicali e teatrali in tutta Italia. Le Ebbanesis non sono solo musiciste straordinarie, ma anche ambasciatrici della cultura napoletana nel mondo. Attraverso le loro esibizioni, portano avanti
una missione di riscoperta e valorizzazione della tradizione musicale napoletana, rendendola rilevante e apprezzata anche dalle nuove generazioni. Con una combinazione di talento, passione e innovazione, le Ebbanesis continuano a incantare il pubblico con le loro interpretazioni coinvolgenti e il loro
impegno nel preservare e rinnovare la tradizione musicale italiana.

Maurizio Capone & BungtBangt è un gruppo
musicale napoletano fondato nel 1999 da
Maurizio Capone, noto per essere tra i pionieri
della “junk music” o musica ecologica. La band si distingue per l’uso di strumenti musicali realizzati interamente con materiali riciclati e oggetti di uso
quotidiano, come bidoni, lattine, scope, tubi e
pentole, trasformati in strumenti unici.
Il loro stile musicale è un mix innovativo di hip
hop, reggae, funk e sonorità partenopee, con
testi che affrontano tematiche sociali,ambientali
e culturali. La band ha partecipato a numerosi
festival e programmi televisivi, collaborando con
artisti come Daniele Silvestri, Edoardo Bennato e James Senese. Oltre all’attività musicale, Capone & BungtBangt sono impegnati in progetti
educativi e sociali, promuovendo la sostenibilità ambientale attraverso laboratori e
workshop nelle scuole e nelle carceri.

Peppe Lanzetta è un artista
napoletano nato nel 1956,
noto per la sua poliedricità
come attore, scrittore e
drammaturgo. Ha iniziato la
sua carriera alla fine degli
anni ’70 nel cabaret
all’Osteria del Gallo di Napoli,
per poi affermarsi nel teatro
con spettacoli che affrontano
tematiche sociali e giovanili. Nel corso della sua carriera, Lanzetta ha
collaborato con numerosi musicisti, tra cui Edoardo Bennato, Tullio De
Piscopo, James Senese, Enzo Avitabile e Franco Battiato, contribuendo come
autore di testi . Ha anche lavorato nel cinema, recitando in film diretti da registi
come Giuseppe Tornatore , Mario Martone , Paolo Sorrentino e Sam Mendes.
Come scrittore, Lanzetta ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti
che esplorano le periferie urbane e l’anima di Napoli. Tra le sue opere più note
figurano Figli di un Bronx minore, Tropico di Napoli e InferNapoli, quest’ultimo
vincitore del Premio Frignano nel 2011 . Nel 2017 ha esordito anche come
cantante con l’album Non canto, non vedo, non sento, che fonde teatro, musica
e scrittura in un progetto originale .
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